Voto in Assemblea e delega all'amministratore pro-tempore

Gli «interpelli del condominio»: voto in assemblea e delega all’amministratore

La questione che si intende affrontare riguarda la possibilità per il singolo condomino di intervenire ed esprimere il voto in assemblea attraverso la persona dell’amministratore, il quale assume la veste di rappresentante a seguito di conferimento di delega da parte del condomino rappresentato.

D: In generale, cosa deve intendersi per rappresentanza?

R: La rappresentanza è l’istituto del diritto privato che invera e realizza il fenomeno della sostituzione giuridica. Nella rappresentanza, infatti, un soggetto (c.d. rappresentante), investito di un potere conferitogli dalla legge o dall’interessato, agisce in sostituzione di un altro soggetto (c.d. rappresentato) compiendo atti giuridici in nome e nell’interesse di quest’ultimo. Secondo il codice, il potere di rappresentanza è conferito: (i) dall’interessato; (ii) dalla legge. Il primo caso, riguarda la rappresentanza c.d. volontaria, il secondo quello della rappresentanza c.d. legale (art. 1387 c.c.).

D: Cosa si intende invece per delega?

R: Come la migliore dottrina ha messo in luce, la delega è una figura gestoria dai tratti evanescenti, essendo dibattuto se la delega abbia cittadinanza giuridica autonoma. Il termine è di frequente impiegato nel diritto privato quale sinonimo di mandato, procura o autorizzazione. Tuttavia, se nel diritto amministrativo o costituzionale si parla di delega di poteri o incarichi, nel diritto civile la figura si riallaccia a forme di conferimento del potere rappresentativo per la partecipazione e votazione in seno alle assemblee di società azionarie (art. 2372 cod. civ.), di associazioni (art. 8 disp. att. cod. civ.), o, appunto, di condominio negli edifici (art. 67 disp. att. cod. civ.), prevedendosi una disciplina speciale dettata in parziale deroga a quella propria della rappresentanza volontaria in generale.

D: Il condomino può intervenire all’assemblea anche a mezzo di rappresentante?

R: L’art. 67, comma 1, disp. att. cod. civ. recita: “.. Ogni condomino può intervenire all’assemblea anche a mezzo di rappresentante, munito di delega scritta.”. Nel silenzio serbato sul punto – limitandosi la disciplina anteriore alle modifiche introdotte dalla legge n. 220/2012 a prevedere che “ogni condomino pụ intervenire all’assemblea anche a mezzo di rappresentante” – il legislatore della riforma ha risolto la questione – dibattuta in dottrina e giurisprudenza – circa la forma della delega, imponendo espressamente che il rappresentante sia munito di delega scritta. Pertanto, non è più consentito il conferimento del potere rappresentativo da parte dei condomini in forma orale o equipollente. Secondo il costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità, poi, i rapporti tra il rappresentante intervenuto in assemblea ed il condomino rappresentato debbono ritenersi governati, in difetto di norme particolari, dalle regole generali sul contratto di mandato (art. 1703 e ss. cod. civ.).

D: Il condomino può intervenire all’assemblea conferendo delega scritta all’amministratore?

R: Al pari della forma della delega, anche in tale ipotesi, l’intervento riformatore si è rivelato decisivo. Infatti, ai sensi dell’art. 67, comma 5, disp. att. cod. civ. “.. All’amministratore non possono essere conferite deleghe per la partecipazione a qualunque assemblea…” La norma codifica un divieto per l’amministratore la cui portata abbraccia ogni tipo di riunione assembleare. Cị porta a concludere che l’amministratore, indipendentemente dagli argomenti posti all’ordine del giorno della adunanza assembleare, dovrà inderogabilmente astenersi dal farsi rilasciare deleghe da uno o più condomini al fine di intervenire ed esprimere in loro vece il voto in assemblea. La disposizione, ponendo un divieto assoluto, elimina ed annulla in radice una questione di estrema rilevanza non solo dal punto di vista dogmatico: ovvero di accertare, ai fini della eventuale impugnazione, caso per caso, avuto riguardo all’oggetto del deliberato assembleare, se l’amministratore, in veste di rappresentante, possa o meno trovarsi, in sede di intervento e voto in assemblea, in una posizione di conflitto di interessi con il condominio amministrato.

D: Un regolamento condominiale contiene un clausola che prevede il conferimento di delega all’amministratore da parte dei condomini. Alla luce del divieto imposto per legge, come deve ritenersi una clausola siffatta?

R: Tale clausola deve ritenersi nulla per contrasto con una norma imperativa. Infatti, ai sensi del richiamo operato dall’art. 72 disp. att. cod. civ., l’intera disciplina contenuta nel citato art. 67 – incluso il predetto divieto – deve ritenersi inderogabile da parte dei regolamenti di condominio.

D: Cosa accade qualora una delibera assembleare venga assunta con il voto espresso dall’amministratore portatore di deleghe in violazione del divieto legale?

R: In primo luogo, la delibera assembleare soggiace alla c.d. “prova di resistenza”, quale preliminare verifica dell’incidenza determinante e quindi decisiva del voto espresso dall’amministratore: in altri termini, si tratta di accertare che, senza quel voto, la maggioranza occorrente per l’approvazione della deliberazione viziata non sarebbe stata raggiunta. Una volta superata la prova di resistenza, l’eventuale invalidità della delibera potrà essere denunziata da qualunque condomino. Trattandosi, infatti, di un conflitto tra interesse personale dell’amministratore-rappresentante ed interesse di cui è portatore l’intera collettività condominiale, ogni partecipante potrà dedurlo nel comune interesse.

(di Federico Ciaccafava) © RIPRODUZIONE RISERVATA SOLE24ORE

 

Riferimenti Normativi

Cod. Civ. art. 1387
Cod. Civ. art. 1703
Disp. Att. Cod. Civ. art. 66
Disp. Att. Cod. Civ. art. 67
Disp. Att. Cod. Civ. art. 72

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